Canzone Napoletana

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Canzone tradizionale Napoletana

1 · Funiculì funiculà
2 · Te voglio bene assaje
3 · La fiera di Mast’Andrea (Strumentale)
4 · I’ te vurria vasà
5 · Vieni suonno e vieni chiano chiano
6 · Fenesta ca lucive
7 · Craie che festa
8 · Santa Lucia
9 · Tarantella (Strumentale)
10 · Maria Marì
11 · O dolce vita mia

ARTISTI:
VOCE: Silvia Testoni
CLARINETTO, CLARINETTO BASSO, SAX SOPRANO: Marco Pasetto
CHITARRA: Enrico Breanza
CONTRABBASSO: Gianni Sabbioni
PERCUSSIONI: Massimiliano Zambelli

Registrazione effettuata nel mese di maggio 2001 presso gli studi del CSM di Verona, Italia.
Ingegnere del suono, mix ed editing: Fabio Cobelli

Traccia 1 · Funiculì funiculà è una canzone napoletana scritta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco e musicata da Luigi Denza.
Il testo fu ispirato dall’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio, costruita nel 1879, per raggiungere la cima del Vesuvio.
La canzone è stata cantata per la prima volta nella Reggia di Quisisana a Castellammare di Stabia. Fu presentata da Turco e Denza alla festa di Piedigrotta, durante lo stesso anno e divenne immensamente popolare in Italia e all’estero. Il brano descrive quindi ai napoletani e soprattutto ai turisti i vantaggi offerti dal nuovo mezzo di trasporto, che permette di salire senza fatica, ammirando il panorama.  A inizio 1900 ne venne composta dallo stesso Denza una versione in italiano “nazionale” con un testo tuttavia caratterizzato da adattamento molto libero (Stasera, Nina mia, io son montato, te lo dirò?).  In breve tempo la melodia divenne celebre in tutto il mondo, consentendo all’editore Ricordi di venderne un milione di copie in un solo anno. Nel corso degli anni venne interpretata anche da grandi tenori, quali Mario Lanza, Luciano Pavarotti, Beniamino Gigli, Karel Gott, Muslim Magomaev e molti altri, e venne resa anche in forma orchestrale da Nikolaj Rimskij-Korsakov con il titolo Canzone napoletana (op. 63 – 1907).

Traccia 2 · Te voglio bene assaje è una canzone in lingua napoletana composta nell’Ottocento e già cantata dalle massaie napoletane intorno al 1839.
Secondo molti critici musicali rappresenta l’atto di nascita della canzone d’autore moderna o comunque il passaggio dalla musica popolare alla canzone d’autore.
La caratterizza un ritornello accattivante e orecchiabile che concludeva ogni strofa:
«Nzomma, son’io lo fauzo?
Appila, siè maesta:
ca l’arta toia è chesta,
lo dico mmeretà.
Io iastemma’ vurria
lo juorno ca t’amaie!
Te voglio bene assaje
e tu non pienze a me»

Traccia 3 · La fiera di Mast’Andrea è un adattamento in dialetto napoletano di una famosa filastrocca per bambini diffusa in tutta Europa.
Lo schema compositivo è basato sulla ripetizione di un ritornello in cui, di volta in volta, viene simulato il rumore dell’oggetto indicato, che si aggiunge ai precedenti. È un classico gioco di memoria che, in epoca moderna, è stato ripreso nella celebre Alla fiera dell’est di Angelo Branduardi. A Napoli fu pubblicata la prima volta nel 1845. Fausto Cigliano è l’artefice di una delle migliori interpretazioni.

Traccia 4 · I’ te vurria vasà è una canzone in napoletano pubblicata nel 1900, conosciuta a livello mondiale, e considerata una delle pietre miliari della canzone napoletana.
La canzone ha origine dall’amore infelice dell’autore Vincenzo Russo, un modesto calzolaio, per Enrichetta Marchese. L’unione tra il poeta e la ragazza, figlia di un gioielliere, era fortemente osteggiata dalla famiglia di lei, nonostante l’amore di Russo fosse corrisposto. I versi, composti sul finire del 1899 da Russo, furono musicati tra 1 ed 2 gennaio 1900 da Eduardo di Capua, famoso autore di ‘O sole mio.

Traccia 6 · Fenesta ca lucive è una canzone napoletana, pubblicata nel 1842 dalle edizioni Girard come opera di Guglielmo Cottrau, noto editore di melodie napoletane, e Vincenzo Bellini per la musica, e di Giulio Genoino per il testo, e ripubblicata con l’arricchimento di due strofe dall’editore Mariano Paolella nel 1854.
La canzone è tratta dalla tradizione orale e viene ascritta ad una melodia napoletana seicentesca, dell’epoca di Masaniello, ovvero ad una poesia siciliana cinquecentesca di Matteo di Ganci, ispirata alla storia della baronessa di Carini.

Traccia 8 · Santa Lucia è una canzone napoletana, scritta da Teodoro Cottrau e pubblicata a Napoli nel 1849. I versi del brano celebrano il pittoresco aspetto del rione marinaro di Santa Lucia, sul golfo di Napoli, cantato da un barcaiolo che invita a fare un giro sulla sua barca, per meglio godere il fresco della sera. La canzone divenne immediatamente un successo nazionale, conoscendo un trionfo che la proiettò fuori della penisola e che ancora la conserva in tutti i repertori di musica italiana interpretati al mondo dai migliori cantanti, sia lirici che leggeri.

Traccia 9 · La tarantella napoletana è un ballo di carattere etnico che si svolge in coppia. Come tutte le altre tarantelle del Sud Italia, la danza porta con sé una serie di significati intrinsechi, codificati con il supporto di costumi evocativi.
In alcuni spettacoli li si vede addirittura indossare l’iconica maschera di Pulcinella, come a voler sottolineare il legame che il ballo intesse con la tradizione napoletana.

Traccia 10 · Maria Marì è un inno all’amore ma ad un amore disperato, non corrisposto. Maria è insensibile allo strazio del protagonista che ormai passa il suo tempo nella vana attesa che si apra la finestra e compaia la sua bella e manifestandogli un segno d’amore.
Maria Marì fu pubblicata nel 1899 e il suo successo fu immediato e straordinario.

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